Convegno nel casertano sul futuro dei giovani: rapporto di ItaliaLavoro mostra quadro angoscioso. I Neet

Non in education, employment or training : l’acronimo NEET sta ad indicare il fenomeno dei giovani che non studiano, non sono impegnati in attività formativa e non lavorano. Si tratta di un fenomeno che è cresciuto in Europa con la crisi, che va analizzato non solo per le conseguenze che determina in termini di disagio sociale e culturale, ma anche come indicatore del funzionamento delle politiche e degli strumenti che in Europa sono stati attivati in questi anni per il sostegno all’occupazione giovanile

I Neet, in Italia, già all'inizio del 2009 erano più del venti per cento della fascia dei giovani tra i 15 ed i 29 anni, dato superiore di sei punti alla media europea e che nel biennio successivo si è aggravato: solo la Bulgaria tra le 27 nazioni europee fa peggio dell’Italia, paese che ha in percentuale più giovani che non studiano e non lavorano di nazioni che si trovano in maggiori difficoltà economiche ed occupazionali, come la Grecia e la Spagna. Il problema Neet, in Italia, nasce, quindi, prima della crisi, che ha semplicemente accentuato un fenomeno che già alcuni anni fa rappresentava la conseguenza di politiche e strumenti per l’inclusione dei giovani che non hanno funzionato
Si tratta quindi di un fenomeno che va analizzato per le sue cause e motivazioni e perché ci permette di vedere da vicino le origini di una passività diffusa tra i giovani italiani, molto più che nel resto d’Europa, solo in parte spiegata dalla presenza del lavoro nero e dalla elevata presenza in Italia di giovani madri o figlie che preferiscono non cercare un lavoro
La percentuale di Neet ci dice infatti molto della qualità e dell’efficacia dell’investimento fatto dai diversi paesi europei per rafforzare le capacità delle nuove generazioni : l’apprendimento delle competenze, il funzionamento dei servizi di orientamento e per il lavoro, l’efficacia delle politiche attive e degli strumenti per preparare i giovani ad entrare nel mercato del lavoro e per aiutare le imprese ad assumere
Un recente rapporto curato da ItaliaLavoro, l’agenzia tecnica del Ministero del Welfare , mostra un quadro davvero preoccupante e descrive la  situazione italiana in modo impietoso, mostrando come il fenomeno ed il problema dei neet nel nostro paese costituisca una riprova molto veritiera del decennio perduto del welfare per il lavoro italiano, in cui si è investito sulle capacità e sulle competenze dei giovani molto meno rispetto al resto d’Europa, con diverse conseguenze, tra cui quell’effetto scoraggiamento che porta al fenomeno dei giovani che non sono a scuola, in formazione od al lavoro
In questi anni di crisi i dati ci mostrano come in Italia mediamente un giovane su cinque non studia e non lavora. Come al solito si tratta di una media poco rappresentativa: anche sui giovani la differenza tra le regioni italiane è enorme, i giovani che non studiano e non lavoro sono uno su tre nelle regioni come il Lazio,la Campania,la Siciliadove il mercato del lavoro non funziona per niente, ma sono uno su dieci nel Trentino-Alto Adige ed uno su otto in regioni con un mercato del lavoro meglio governato come l’Emilia od il Veneto.  Nel 2010 il dato numerico vede come più di 2 milioni di giovani tra 15 e 29 anni (il 22,% della popolazione della stessa età) siano esclusi dal circuito educativo, formativo o lavorativo. Questi numeri confermano la difficoltà storica delle istituzioni del mercato del lavoro italiano e come questo determini una conseguenza negativa sulle nuove generazioni. Il confronto con il resto d’Europa è impietoso: la quota di giovani neet italiani è la più alta fra i paesi europei e vede una netta prevalenza delle donne (57% rispetto al 43% degli uomini), delle persone inattive (il 66% non ha mail lavorato rispetto al 34% dei disoccupati che hanno perso il lavoro) e dei residenti nel Mezzogiorno (58% rispetto al 42% del Centro-Nord). La percentuale di neet è cresciuta negli ultimi anni soprattutto nel Centro-Nord, a causa della crisi economica che ha colpito prevalentemente quelle regioni, e ha coinvolto soprattutto i giovani maschi che hanno perduto il lavoro. Si tratta di una specificità della crisi italiana, che ha riguardato evidentemente di più i territori con maggiore occupazione, ma che dal punto di vista della presenza territoriale non cambia le caratteristiche della distribuzione in senso assoluto dei giovani neet, che sono in percentuali molto più presenti nelle regioni del Centro Sud. E’ il Mezzogiorno il contesto territoriale italiano in cui il fenomeno del neet era ben presente anche prima della crisi
L’analisi comparata della ricerca svolta dall’agenzia tecnica del Ministero del lavoro italiano ci offre alcune interessanti considerazioni.
I Neet rappresentano la quota della popolazione giovanile a maggiore rischio di esclusione sociale, e quindi una parte dei giovani cosiddetti “ a rischio” e su cui dovrebbero intervenire servizi di prevenzione e di promozione sociale
Tuttavia, secondo il rapporto di Italialavoro, per una parte consistente di loro – quasi un terzo – l’allontanamento dal mercato del lavoro è una scelta in parte volontaria, a volte solo temporanea, anche se condizionata da fattori culturali, dalla carenza di servizi di cura dei bambini o involontaria perché determinata da condizioni di salute. Infatti, 604 mila giovani Neet (il 30% del totale), in maggioranza donne (438 mila, pari al 73%), dichiarano di non cercare un impiego e di non essere disponibili a lavorare in gran parte per motivi familiari, perché sono impegnati in attività formative informali, sono inabili o hanno problemi di salute, non hanno interesse per il lavoro o non ne hanno bisogno
Questo mostra come il fenomeno dei neet costituisca non solo una conseguenza della crisi economica e della minore domanda di lavoro da parte delle imprese, ma anche di una crisi più profonda e che riguarda l’assenza o la presenza inadeguata in molte regioni italiane dei servizi e degli strumenti che permettono la promozione delle capacità individuale : i servizi sociali ed assistenziali, gli strumenti per l’integrazione e la promozione, i servizi per la formazione ed il lavoro. L’esclusione dalla scuola, dalla formazione e dal lavoro è lo specchio di un ambiente che alimenta passività e disagi e che contribuisce alla diffusione di condizioni di povertà, non si tratta solo di un fenomeno transitorio derivante dalla crisi iniziata nel 2009, ma della presenza in Italia di contesti ambientali e sociali che non consentono l’integrazione ed alimentano situazioni di rischio e di marginalità
E’ interessante sapere anche che la differenza di genere uomo-donna fra i neet dei giovani tra 15 e 24 anni d’età è minima, mentre è fra le più alte d’Europa nei giovani adulti (25-29 anni). Questo avviene soprattutto nel Mezzogiorno a dimostrazione della prevalenza di un modello familiare e socioeconomico con un unico stipendio in famiglia e che prevede un ruolo sociale della donna  ancora confinato tra le mura domestiche. Anche la persistenza della condizione di neet in Italia è molto elevata nella popolazione femminile dal momento che, a 5 anni dalla fine degli studi, il neet rate ( il livello percentuale dei neet) delle ragazze inattive si riduce di soli 4 punti percentuali, mentre quello dei ragazzi di 25 punti
Secondo i ricercatori di Italialavoro è lo scoraggiamento, piuttosto che la difficoltà di trovare un lavoro, la principale causa che può spiegare la maggiore quota di neet italiani rispetto a quella degli altri paesi europei, pur tenendo conto che una quota di inattivi nasconde il fenomeno del lavoro sommerso, soprattutto nel Mezzogiorno. Secondo gli estensori del report, le cause dell’alta percentuale di neet inattivi possono essere trovate nella debolezza delle prospettive occupazionali dei giovani con bassi livelli d’istruzione e modeste competenze professionali, nello skill mismatch, nel dualismo territoriale e nell’inefficienza dei canali d’incontro fra domanda e offerta di lavoro. Tuttavia è evidente come l’inefficacia nel confronto europeo dei servizi e delle politiche per la formazione, il lavoro e la promozione sociale costituisce un aspetto determinante di quella parte del fenomeno dei neet che non dipende esclusivamente dalla crisi occupazionale che ha investito l’Europa al termine del primo decennio del nuovo secolo
La valutazione che gli alti tassi di giovani Neet inattivi nascondano in realtà quote consistenti di lavoro nero è confermata dalla significativa correlazione che si registra fra i tasso di neet e la quota di unità di lavoro non regolari nelle regioni italiane. Il divario con l’Europa è determinato inoltre dal basso livello d’istruzione della popolazione giovanile italiana se confrontato con quello degli altri paesi europei, ma anche dal minor livello di occupabilità dei giovani laureati, in particolare delle donne che hanno minore probabilità di trovare un lavoro coerente con il proprio titolo di studio. Anche se il titolo di studio delle ragazze è superiore a quello dei ragazzi, una volta terminati gli studi le donne hanno maggiori probabilità d’ingrossare le file dei Neet