Lavori manuali: pochi giovani italiani e molti stranieri

Secondo i dati resi noti in questi giorni dal Censis tra il 2005 e il 2010 si è assistito a un crollo dell’11,1% nel numero di italiani occupati in lavori manuali e ad un incremento dell’84,5% di lavoratori manuali stranieri.

Nel 2010 il lavoro manuale in Italia ha interessato 8 milioni 357mila occupati, rappresentando il 36,6% dell’occupazione del Paese. Si tratta di addetti alle pulizie (969.580), muratori, carpentieri e ponteggiatori (705.126), autisti e camionisti (588.262), meccanici, gommisti e carrozzieri (511.636), piastrellisti, idraulici ed elettricisti (472.435), operai agricoli specializzati (354.325).

A fronte di una partecipazione sempre più ridotta da parte dei lavoratori italiani, sempre maggiore risulta essere la presenza di lavoratori stranieri. Tra il 2005 e il 2010, riferisce il Censis, a fronte di un crollo del numero di lavoratori italiani occupati in lavori manuali (-847mila, con un decremento dell’11,1%), è aumentato quello dei lavoratori stranieri (+718mila, con una crescita dell’84,5%). Un vero e proprio “effetto sostituzione”, considerato che, su 100 lavoratori manuali, l’incidenza degli stranieri è passata, nel corso degli ultimi cinque anni, dal 10% al 18,8%, raggiungendo quota 52% tra gli addetti ai servizi di pulizia, il 32% tra gli addetti del settore edile, il 30% tra le figure non qualificate che lavorano nel turismo.

Dai dati Censis emerge che il settore dei lavori manuali non sembra risentire della crisi. Al momento sono più di 60mila i posti di lavoro che rischiano di restare vacanti, perché le aziende non trovano persone disposte a svolgere tali lavori o per la scarsa preparazione di quelle individuate. Circa 36mila riguardano operai specializzati, e in particolare muratori in pietra (6.505 posti), meccanici (3.596), elettricisti (3.408), idraulici (2.469), meccanici e montatori di macchinari (2.330); altri 15mila i conduttori di impianti, soprattutto camionisti (2.753) e conduttori di macchine per il movimento terra (1.769); e 9mila lavori non qualificati, tra cui soprattutto personale per le pulizie (4.596).

FONTE: Censis