Il lavoro grigio: l'accusa dell'Inps

Il lavoro di oggi mostra lati oscuri e demotivanti: senza tutele, sottopagato, intrinsicamente precario e inidoneo a fornire garanzie esistenziali

Un quadro inquietante e a tinte forti quello che tratteggia Giorgio Peruzio, direttore generale vicario dell’Inps, la più ampia banda dati del nostro Paese che ci descrive nei nostri lavori, nel malessere del mercatro del lavoro. I giovani sono più i martoriati e quella generazione di mezzo tra i 30 e i 40 anni
 «Il mercato del lavoro è formato da un nucleo centrale di pochi che mantengono un posto di lavoro a lungo - in genere sono le fasce d’età centrali o avanzate - e tantissimi giovani che, anche quando riescono ad accedere al lavoro, ne sono espulsi dopo brevi periodi», dice Peruzio. «E anche il prolungamento dell’età pensionabile stabilito dalla legge Fornero rende più difficile ingresso nel mondo del lavoro da parte dei giovani»
I numeri
I dati sciorinati dall'Inps sono chiari.  Su 2935 accertamenti eseguiti nel 2012 a Torino, il totale di lavoratori in nero e in grigio è pari a 2129 per un’evasione superiore a 30 milioni e 337 mila euro. La cifra complessiva del Piemonte è di quasi 56 milioni di euro su 5711 controlli effettuati 
 
Periodi più brevi
«Il degrado della situazione del mercato del lavoro in Piemonte riflette gli effetti della crisi economica che comporta il calo del reddito prodotto. Ma è peggiorata anche la modalità di produzione: si lavora per periodi più brevi e al massimo a tempo determinato, nei pochi casi in cui i contratti sono regolari. Anche nei casi del lavoro nero i periodi sono più brevi, le retribuzioni diminuite e le condizioni peggiorate», denuncia il direttore generale vicario
 
Contratti «inferiori»
Un quadro a tinte fosche. Ma cosa vuol dire nel concreto? «Nei rapporti di lavoro regolari vediamo applicazione di contratti inferiori a quelli previsti per il settore»: il famigerato «lavoro grigio», altro rispetto al «nero», ma oggi diffuso più di prima. Il fenomeno si registra soprattutto laddove c’è maggiore manodopera: al posto del contratto giusto, si applica quello di altre categorie o confederazioni sindacali, ovviamente al ribasso. Il mondo delle cooperative risulta tra i più colpiti
 
Tipologie di irregolarità
Il maggior numero di lavoratori non denunciati si trova nell’edilizia e nei pubblici esercizi. È il cosiddetto lavoro nero «ricorsivo». Tratto distintivo: dura poco. Nei cantieri, ogni qual volta si finiscono i lavori, c’è un ricambio di manodopera, lo stesso nei ristoranti e nei bar
 
Le imprese fantasma
C’è poi un incremento del lavoro irregolare, nero e grigio, a causa della frammentazione del lavoro. «Non c’è più un produttore che fa tutto, si esterna lizza e sovente si affidano lavori di fine filiera a cooperative e a piccole imprese poco solide. Queste tendono a pagare meno contributi del dovuto oppure a denunciarli senza poi effettivamente versarli. Nessuno infatti le va a controllare perché nel giro di due anni scompaiono»
 
La «sacca» della logistica
Secondo l’Inps il settore economico in cui gli abusi sono più diffusi è la logistica, cioè «il tramite attraverso cui le merci arrivano dai produttori ai consumatori finali». «La logistica è lo specchio dell’arretratezza e dell’avanguardia del sistema italiano - dice Giorgio Peruzio -. Gli anelli più colpiti della catena sono quelli finali, in particolare il confezionamento. È qui che l’ambito di azione della cooperazione spuria, cioè quella che non applica i contratti regolari