Mercato del lavoro: il CNEL presenta il Rapporto 2009-2010

E' stato presentato dal CNEL il “Rapporto sul mercato del lavoro 2009-2010” che analizza le dinamiche del MdL durante la crisi e delinea i potenziali scenari evolutivi.

E' stato presentato dal CNEL il “Rapporto sul mercato del lavoro 2009-2010” che analizza le dinamiche del MdL durante la crisi e delinea i potenziali scenari evolutivi.

L’Italia ha condiviso nel 2009 le tendenze del ciclo internazionale sommandole al deficit di crescita accumulato nella precedente fase di espansione del ciclo. Nel corso del 2009 le perdite di prodotto si sono riversate solo in parte sulla domanda di lavoro, comportando una caduta ciclica della produttività del lavoro, con un conseguente incremento dei costi unitari che ha penalizzato i margini delle imprese. Nella prima parte del 2010 iniziano a vedersi i primi segnali di ripresa e tutti gli indicatori congiunturali evidenziano un recupero potenzialmente duraturo. La ripresa tuttavia dovrà fare i conti con gli squilibri dei conti pubblici conseguenti alle misure anticrisi: l'ago della bilancia nella fase del rilancio si sposterà quindi sulla politica di bilancio e sulle politiche monetarie.

Seppure in rallentamento, la crescita della popolazione italiana è proseguita anche nel 2009 per l’apporto del saldo migratorio. Il sostegno fornito dalla componente straniera ha determinato anche un incremento della popolazione in età attiva ma, in controtendenza, l’offerta di lavoro ha registrato una caduta del tasso di attività. In altre parole, a fronte di più persone in età attiva, sono risultate effettivamente attive una percentuale minore rispetto al  passato. La caduta della partecipazione si attesta come un fenomeno diffuso, trasversale ai generi, ai titoli di studio e alle classi di età. Per alcuni segmenti il calo è stato di entità maggiore: in particolare, a registrare un diffuso scoraggiamento sono stati i più giovani, che a causa delle scarse esperienze e delle maggiori difficoltà a trovare un’occupazione, stanno abbandonando il mercato del lavoro, talvolta per proseguire la formazione, anche se non necessariamente. La caduta della partecipazione è stata intensa nel Mezzogiorno, area peraltro già caratterizzata da un basso tasso di attività,soprattutto per le donne. Risuta mutata anche la composizione qualitativa dell'area "inattività": meno inattivi appartenenti alla cosiddetta “area grigia” e   aumento degli inattivi “veri”, soprattutto per effetto dello scoraggiamento.

Il 2009 è stato caratterizzato da perdite occupazionali significative, anche se tutto sommato di entità contenuta in rapporto alla severità della recessione.  In Italia, la caduta della domanda di lavoro è stata decisamente inferiore rispetto a quella del Pil. Questo fenomeno risulta confinato ad un insieme relativamente ristretto di settori che hanno sperimentato forti cadute dei livelli produttivi (in particolare quello indstriale). La contrazione della domanda è stata più evidente in relazione ad alcune forme contrattuali, come il lavoro flessibile ampiamente diffuso tra i lavoratori più giovani e nel Mezzogiorno. In generale, gli ambiti più critici sono individuabili tra i giovani, nelle regioni meridionali e tra le persone con modesti livelli di istruzione.

La disoccupazione ha evidenziato nei maggiori paesi andamenti coerenti con le variazioni dell’occupazione. In generale, si rileva un discreto successo delle politiche volte a prevenire la formazione di uno stock di disoccupati persistenti e un aumento della disoccupazione di carattere strutturale. Guardando alle caratteristiche della disoccupazione, emergono alcuni tratti condivisi dai tutti i aesi europei: la maggiore incidenza della disoccupazione sui giovani e sui lavoratori meno istruiti, nonché il minore coinvolgimento della componente femminile. Le categorie a maggior rischio di disoccupazione si confermano quelle più deboli: i giovani, le persone con scarsa istruzione, i residenti nel Mezzogiorno, le donne. Con alcune eccezioni: nel caso della componenete femminile, la caratterizzazione settoriale della recessione ha determinato un contenimento della disoccupazione; nel caso del Mezzogiorno invece, a fronte di una caduta dell’occupazione particolarmente intensa, l’aumento della disoccupazione è stato contenuto e si è tradotto in un’uscita dal mercato del lavoro e in un passaggio all’inattività. 

Sul fronte delle politiche, l'ampio ricorso alla Cassa integrazione - estesa dai provvedimenti anticrisi a imprese e lavoratori che normalmente ne sono esclusi - ha consentito al mercato del lavoro italiano di assorbire, almeno in parte, l’impatto della crisi produttiva. Si assiste però ad un’accelerazione nel ricorso agli interventi straordinari e ad un peso crescente della cassa in deroga (dopo che i meccanismi per consentirne l’utilizzo sono entrati pienamente a regime). Entrambi questi elementi denotano il progressivo peggioramento della situazione economica, da una parte perché sono un segnale dell’aggravarsi delle crisi aziendali (la Cig straordinaria è spesso l’anticamera del licenziamento), dall’altra perché testimoniano come la crisi abbia colpito sia le piccole che le grandi realtà produttive, e la maggior parte dei settori.

La parte finale del Rapporto si sofferma sulle prospettive del mercato del lavoro nel medio - lungo periodo. La produttività del lavoro ha iniziato a recuperare per effetto della sovrapposizione di un prodotto in graduale ripresa a fronte di una domanda di lavoro ancora in flessione, ed entro fine 2010 potrebbe essere non molto distante dal livello pre-crisi. Con la stabilizzazione del ciclo, anche l’offerta di lavoro smette di cadere, e la disoccupazione si mantiene lungo un percorso crescente durante l’intero 2010. Nell'orizzonte temporale post 2010 restano diverse questioni aperte: la reversibilità delle perdite occupazionali avvenute durante la crisi (fenomeno apparentemente congiunturale, ma da confrontare con la dimensione assoluta del labour hoarding verificatosi durante la crisi); le incertezze sulle opzioni di politica economica e sulle scelte da prendere rispetto alle politiche del lavoro e ai meccanismi di sostegno al reddito dei lavoratori.

Sul fronte delle caratteristiche delle opportunità di lavoro che si apriranno per il dopo-crisi, le specificità della recessione hanno in realtà determinato una rottura di carattere quantitativo nelle tendenze del mercato del lavoro, ma ne hanno ribadito gli aspetti qualitativi in termini di cambiamento del tipo di professionalità richieste dalle imprese; emerge difatti un andamento divaricato dei costi della crisi, con conseguenze decisamente meno pesanti per i lavoratori con livelli di istruzione e qualifiche più elevate. In prospettiva, persiste uno scenario di “polarizzazione della domanda di lavoro” con opportunità decrescenti per le figure più tradizionali degli operai, artigiani e impiegati.
Un ultimo tema oggetto di discussione è quello della green economy che, al centro dell’attenzione del policy maker per effetto dell’emergenza della questione ambientale, potrebbe essere all’origine negli anni a venire di un processo di cambiamento tecnologico e di una nuova ondata di investimenti, con risvolti positivi in termini di occupazione.

AllegatoDimensione
MERCATO LAVORO CNEL 2009-2010.pdf1.87 MB