Onu, Camusso: il lavoro domestico al centro del mercato del lavoro

Si considera ancora il lavoro domestico un non lavoro, ignorando la funzione sociale del lavoro di cura svolto essenzialmente dalle donne. Per questo, è fondamentale stabilire in maniera netta il valore e le funzioni del lavoro domestico, che si colloca a metà fra la produzione sociale di risorse e il soddisfacimento familiare di bisogni, a metà strada tra economia e welfare. E' fondamentale riportare al centro del mercato del lavoro questo settore, spesso a rischio di segregazione

“L'adozione della Convenzione 189 sul lavoro domestico dell'Oil rappresenta una pietra miliare nel cammino di avanzamento e empowerment delle donne, delle lavoratrici e dei lavoratori del settore; garantisce il rispetto e il riconoscimento del loro lavoro, fornendo uno strumento internazionale attraverso il quale rivendicare i propri diritti. Ciò è fondamentale per milioni di lavoratrici e lavoratori domestici che percepiscono bassi salari, non hanno alcuna regolamentazione oraria, non sono coperti da alcun contratto e da alcuna protezione sociale e la cui vulnerabilità li mette a rischio di abusi e sfruttamento”. Inizia così l'intervento del segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, nell'ambito dell'evento organizzato a New York dal Governo della Repubblica delle Filippine, UN Women e Confederazione internazionale dei sindacati (ITUC): dal titolo “Domestic Workers Count, Too: Ensuring Protection, Upholding Rights”. “In alcuni paesi del mondo - ha poi sottolineato - questa Convenzione, se ratificata, cambierà la vita e il futuro di molte donne e uomini, di molte bambine e bambini, dando loro l’opportunità di avere un futuro dignitoso”. La campagna '12 by 12' lanciata dall' ITUC nel dicembre 2012, con l'obiettivo di pervenire entro il 2012 a 12 ratifiche della Convenzione, ha coinvolto in tutto il mondo soggetti sindacali e ONG, organizzazioni di lavoratori domestici, di immigrati, di donne di 89 Paesi, che hanno organizzato per tutto l'anno passato iniziative, azioni, petizioni.
“L'Italia è tra i pochi Paesi - ha proseguito Camusso - in cui le lavoratrici domestiche sono organizzate sindacalmente e dove esiste un contratto collettivo nazionale che le tutela. Negli anni il settore del lavoro domestico e di cura nel nostro Paese si è enormemente ampliato, in un clima però di sostanziale disinteresse da parte di istituzioni e società, anche se non sono mancate le buone prassi: sperimentazioni e progetti di ambito locale”. In Italia si stimano circa 3.400.000 nuclei familiari come bacino di impiego del settore e oltre 2milioni di occupati (se si tiene conto anche del lavoro grigio e nero). ''Ma si considera ancora il lavoro domestico un non lavoro, ignorando la funzione sociale del lavoro di cura svolto essenzialmente dalle donne. Per questo, è fondamentale stabilire in maniera netta il valore e le funzioni del lavoro domestico, che si colloca a metà fra la produzione sociale di risorse e il soddisfacimento familiare di bisogni, a metà strada tra economia e welfare. E' fondamentale riportare al centro del mercato del lavoro questo settore, spesso a rischio di “segregazione”. “Dobbiamo avere - ha aggiunto - una visione sistemica del problema e lavorare per la costruzione di una governance che eviti la marginalizzazione del settore: coniugare qualità del lavoro, corrispondenza alle aspettative, qualificazione dei servizi offerti e rispondenza alle richieste. Così come è fondamentale sollecitare investimenti anticiclici che premino il lavoro di cura, i servizi alla persona e pongano le basi per l’uscita dalla crisi. E’ la crisi infatti l'occasione per porre attenzione alla valorizzazione del fattore umano, elemento che può risultare decisivo nella feroce competizione globale. Le donne, portatrici di pensiero alternativo, possono dare un contributo decisivo alla costruzione di un nuovo paradigma. Il lavoro domestico – ha concluso il segretario generale della Cgil - se non cambiamo modo di pensarlo, resterà virtualmente invisibile. I lavoratori sono in grande maggioranza donne: in isolamento dietro porte chiuse. Come sindacaliste e soprattutto come donne, vogliamo aprire quelle porte”