Gli osservatori sul mercato del lavoro in Puglia: misurare per decidere

Il Salento cambia. Il lavoro si trasforma. Nella terra del sole e delle mete turistiche abbracciate dal mare, necessita voltare pagina per fermare la grande perdita di posti di lavoro, che sembra inarrestabile per via della recessione in corso, magari favorendo una nuova crescita del tessuto imprenditoriale.
Altrimenti si rischia il baratro, come risulta dalla presentazione del primo report trimestrale sulle province pugliesi (BAT, Brindisi, Lecce e Foggia) realizzato da Formez PA nell’ambito del progetto “Sviluppo di osservatori sui mercati del lavoro” grazie ai fondi europei dell’obiettivo convergenza 2007-2013 e presentato dal direttore area politiche settoriali, Arturo Siniscalchi, nel corso di una conferenza tenutasi presso la Provincia di Lecce dal titolo “Misurare per decidere: lo sviluppo degli osservatori sul mercato del lavoro in Puglia”.

Se a livello nazionale, come evidenziano i dati Istat, tra il 2008 e il 2011 il tasso di disoccupazione nella fascia d’età tra i 15 e i 24 anni è salito del 7,8%, passando da 21,3 punti percentuali a 29,1, per un totale di senza lavoro cresciuto dal 6,7% del 2008 all’8,4% nel biennio 2010-2011, il mercato nel Salento non rappresenta un’eccezione e richiede un piano di sostegno a favore del territorio.
In provincia di Lecce infatti, come emerge dall'analisi del Formez, in 5 anni si è perso il 33% dei posti, dovuto in particolare alle cessazioni di contratti e al ricorso al lavoro flessibile. Ovvero, si entra da precari e si esce quando scadono gli accordi, spesso senza possibilità di rinnovo.

Il report del Formez evidenzia uno sviluppo dei contratti a tempo determinato, che interessano in prevalenza gli uomini, per una durata media di 5 mesi, in settori quali agricoltura, istruzione e turismo. Tra le cause del fenomeno, anche una crisi che ha registrato, nel primo trimestre 2012, un saldo negativo: -0,79%, rappresentato dal calo delle imprese. Comunque, se nella prima parte di quest’anno è cresciuto il numero di avviamenti rispetto all’ultimo quinquennio, le cessazioni, pur se inferiori agli anni 2009-2011, sono di numero maggiore e determinano un saldo contrattuale negativo distribuito tra tutti i settori. Così, se da un lato l’agricoltura (+2930 unità contrattuali), il turismo (+655) e l’istruzione (+357) registrano un saldo positivo anche per via della stagionalità, a far da contraltare c’è la sofferenza dei servizi (-1598 assunzioni), dell’edilizia (-1415) e del commercio (-976). In questo modo, "il dato è tratto": ad avere la peggio sono stati gli operai, falcidiati da fallimenti e ristrutturazioni.

In evidenza anche la condizione giovanile, il rapporto tra i titoli di studio e la posizione contrattuale, il divario tra uomini e donne. Gli avviamenti degli uomini risultano infatti il 7,4% in più rispetto a quelli delle donne e, nella fascia d’età compresa tra i 20 e i 24 anni, salgono addirittura al 14,9% in più. “L’osservatorio – ha affermato Ernesto Toma, assessore provinciale alle politiche del lavoro – rappresenta un approccio efficace al mondo dell’occupazione che in questo modo può essere accuratamente esaminato, con lo scopo di mettere in cantiere azioni concrete volte allo sviluppo in primis delle nostre risorse umane, attraverso una formazione professionale mirata e alla crescita del territorio, mediante una presenza fattiva al fianco delle nostre imprese”. Toma auspica tra l’altro che “aumentino e si perfezionino nel metodo le collaborazioni già esistenti con le altre province pugliesi”. Vittoria Cardilli, dirigente del Dipartimento della Funzione pubblica, ha evidenziato l’importanza del rafforzamento della capacity bulding allo scopo di “rendere autonome le amministrazioni coinvolte nella costruzione degli osservatori e nel loro utilizzo”.

Santino Luciani
[Responsabile Formez PA del Progetto "Sviluppo di osservatori sul mercato del lavoro"]