Provincia BAT: un progetto "in rete" per le categorie svantaggiate

Le Direzioni Generali per l’inclusione e le Politiche Sociali e per le Politiche dei Servizi per il Lavoro del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (MLPS), in collaborazione con alcune province di 10 Regioni italiane (Basilicata, Calabria, Campania, Friuli di Venezia Giulia, Liguria, Marche, Piemonte, Puglia, Sicilia e Veneto), stanno avviando un’azione tesa a migliorare lo standard di servizio del Collocamento Mirato a favore dei cittadini svantaggiati. Conclusasi la prima fase, la Provincia di Barletta-Andria-Trani si avvicenderà alla Provincia di Foggia nella partecipazione diretta al progetto il cui coordinamento ed assistenza tecnica è affidata ad Italia Lavoro SpA.

La BAT si è impegnata a mettere subito in campo l’attività dei 4 Centri per l’Impiego di Andria, Barletta, Bisceglie e Canosa di Puglia cercando le necessarie interazioni con l’INPS, con l'INAIL, con la ASBT e con l’ANMIL; nel segmento della sesta  provincia si utilizzeranno altresì, le relazioni già intessute, sia con gli assessorati alle politiche sociali dei 10 Comuni costituenti, sia con i referenti dei 5 Uffici di Piano.

L’attività programmata sarà capillare ed andrà da Spinazzola e Minervino Murge, sino a Margherita di Savoia, Trinitapoli e San Ferdinando di Puglia, in quanto si tratta di mettere in atto un modello di intervento volto a migliorare nel suo complesso lo standard di servizio del Collocamento nel mondo del Lavoro dei “diversabili”, con strumenti basati sul modello bio-psico-sociale e tradotti col linguaggio ICF (International Classification of Functioning), congeniale, a partire dalla persona disabile, all’interazione fra i vari servizi e le molteplici competenze che compongono la filiera dedicata all’inserimento lavorativo.

L’attività ancora sperimentale partirà dalla BAT per essere poi gradatamente estesa a tutte le altre province pugliesi, inseguendo l’ambizioso obiettivo di vederla ben presto elevata a sistema.

La nuova filiera territoriale dell’inserimento lavorativo dovrà essere ispirata ad un cambio di prospettiva culturale. Ad esempio, nelle Aziende che evidenzieranno posti vacanti per le categorie protette, si dovranno valutare concretamente le opportunità di inserimento attraverso una disamina condivisa dei processi produttivi interni. D’altronde il collocamento obbligatorio è stato superato con l’abrogazione della legge 482/68, oggi con la legge n. 68/99 e col collocamento mirato, l’approccio medico con la diagnosi funzionale della persona disabile non basta più; non si può più classificare una persona con un numero e se il “welfare” viene mal applicato è evidente che non funziona, come dimostrano le nostre graduatorie provinciali piene di nomi e ben lontane dallo scorrere nonostante le numerose notifiche di scopertura.

FONTE: Il Quotidiano italiano