Rapporto 2011 sull'immigrazione per lavoro in Italia

È stato presentato il 23 febbraio 2011, nel corso di una Conferenza stampa dal Ministro del lavoro e delle Politiche sociali, Maurizio Sacconi il Rapporto “L’immigrazione per lavoro in Italia: evoluzione e prospettive”

Lo studio propone un'analisi sull’evoluzione della popolazione straniera in Italia e, nel contempo, l'utilizzo delle informazioni statistiche disponibili per impostare un monitoraggio permanente delle tendenze.

Secondo i dati aggiornati al 2009 la popolazione straniera presente nell’Unione europea ammonta a poco più di 32 milioni, che corrisponde al 6,4% della popolazione complessiva (circa 500 milioni).

È la Germania a registrare la presenza straniera più numerosa (22,4%) seguita dalla Spagna (17,6%), dalla Gran Bretagna (13,1%), dall’Italia (12,1%) e dalla Francia (11,6%). Questi 5 paesi da soli raccolgono quasi l’80% della popolazione immigrata presente nei 27 paesi che compongono l’Unione europea.

In Italia, secondo i dati Istat, il bilancio nei due anni della crisi (2009 e 2010) indica una perdita di 554 mila posti di lavoro, ripartiti tra un calo degli occupati italiani pari a circa 863 mila unità (-4,0%) ed ad una crescita dell’occupazione immigrata di 309 mila unità (+17,6%).

Negli ultimi due anni il numero di disoccupati presenti in Italia è passato da 1,7 milioni del 2008 ad oltre 2 milioni nel 2010. L’aumento ha riguardato per 281 mila unità la componente italiana e per 104 mila quella straniera, con un variazione percentuale superiore al 60%, concentrato soprattutto nel primo anno di crisi. Più contenuta, ma di ampiezza rilevante, la crescita della componete italiana (+18,4%) che nel primo anno di crisi ha visto il 62,6% dei licenziamenti.

 

Il 2009 e il 2010 si sono caratterizzati inoltre per la crescita delle ore concesse di cassa integrazione guadagni: i lavoratori coinvolti sono risultati circa 554 mila nel 2009 e 729 mila nel 2010 pari rispettivamente a circa il 3% e il 4% dei lavoratori complessivi. Accanto alla cassa integrazione si sono registrati incrementi considerevoli del numero di beneficiari l’indennità di mobilità e di disoccupazione concesse a seguito del licenziamento del lavoratore.

I beneficiari stranieri dell’indennità di mobilità nel 2009 sono incrementati del 28,9% a fronte di una crescita complessiva del 9,6% e della componente italiana dell’8,3%.

 

Dalle analisi condotte si evince che, negli ultimi 20 anni, l’invecchiamento della popolazione italiana e la crescita della scolarizzazione dei giovani che entrano più tardi nel mercato del lavoro hanno creato molti spazi vuoti nelle forze di lavoro.

In Italia il saldo tra generazioni era positivo, senza alcun fabbisogno occupazionale aggiuntivo dall’estero, fino al 2000, anno a partire dal quale si affaccia un crescente disequilibrio tra generazioni, che è andato allargandosi poi  nel 2008. A questi spazi vuoti di lavoro si è fatto fronte con la maggiore partecipazione delle donne e della popolazione più anziana (oltre i 54 anni) e con il flusso di lavoratori stranieri.

In assenza di flussi migratori la popolazione in età lavorativa (15-64 anni) si assottiglierebbe ulteriormente (63,8%) e risulterebbe mediamente più vecchia: nel 2020 ci sarebbe il 25,9% dei residenti tra i 15 e i 39 anni, nettamente inferiore al 30,9% segnato dieci anni prima, mentre la quota dei residenti tra i 40-64 anni si porterebbe al 37,9%, rispetto al 34,9% del 2010, accrescendo ulteriormente il divario rispetto alla classe di età immediatamente più giovane.