Il rilancio del tirocinio nella “manovra d’agosto”

Il tirocinio rappresenta un’occasione fondamentale offerta ai giovani per orientarsi nel mondo del lavoro, completando la propria formazione e confrontando le conoscenze acquisite nel corso degli studi nelle realtà operative di aziende o enti; questa occasione però non deve trasformarsi in un rapporto di lavoro subordinato mal retribuito e poco qualificato.

 

L’esigenza di evitare un uso distorto del tirocinio ha dunque indotto il Legislatore nella manovra di agosto (Dl. 138/11 convertito nella L.148/011) ad intervenire prefigurando dei livelli di tutela essenziali per la sua attivazione; intervento necessariamente improntato ad una certa cautela e dunque di portata generale atteso che, come affermato dalla Corte Costituzionale (Sentenza n.50 del 2005), la regolamentazione dei tirocini è materia di competenza esclusiva delle regioni (che purtroppo in poche ad oggi hanno provveduto a darsi una regolamentazione organica).

 

L’intervento di agosto, come poi chiarito dalla Circolare n.24/2011 del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, riguarda unicamente i c.d. tirocini formativi; restano esclusi sia i c.d. tirocini curriculari, quelli cioè promossi da istituzioni formative e dunque destinati agli studenti all’interno di un piano di studio, sia i tirocini di reinserimento o inserimento al lavoro, previsti dal Pacchetto Treu e destinati a soggetti disoccupati o inoccupati, sia in ultimo i tirocini rivolti alle categorie disagiate (disabili, invalidi, tossicodipendenti, alcolisti, detenuti, immigrati).

Tre sono i “paletti” introdotti dalla legge nazionale; il primo (soggettivo) riguarda gli eventuali tirocinanti che debbono essere necessariamente neo diplomati o neo laureati; il secondo (temporale) concerne l’attivazione del rapporto di tirocinio che non può avvenire oltre dodici mesi dal conseguimento del relativo titolo di studio; il terzo, sempre temporale, è inerente la durata del tirocinio che non può superare i sei mesi.

 

La norma si ferma qua, evitando così possibili conflitti di competenza con le regioni alle quali espressamente rinvia per la regolamentazione nello specifico della materia riconoscendogli il potere di individuazione dei soggetti che possono promuovere i tirocini, di regolamentazione delle modalità di attivazione dei percorsi e della conseguente certificazione.

 

Nelle more dell’emanazione della regolamentazione regionale la legge 148/11 richiama l’applicazione, per quanto compatibile, dell’art.18 L.196/97 (pacchetto Treu); inoltre per i tirocini approvati prima del 13 agosto il rapporto potrà proseguire in base alla normativa previgente, ma comunque eventuali proroghe non potranno superare l’attuale limite di durata.

 

Un’ultima annotazione: l’accertamento da parte del personale ispettivo dell’illegittimità del tirocinio e dunque della sua non conformità alla disciplina vigente (sia essa nazionale che regionale) può comportare, qualora ve ne siano i requisiti, la riqualificazione del rapporto in lavoro subordinato a tempo indeterminato, con conseguente applicazione delle sanzioni amministrative e recupero dei contributi previdenziali e dei premi assicurativi non versati (e salvo il diritto del lavoratore di agire per l’ottenimento della giusta retribuzione).

 

Articolo a cura di Pierpaolo Bagnasco